giovedì 9 dicembre 2010

LICEO E.FERMI OCCUPATO

"Come studenti del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Montesarchio, in queste ore, abbiamo occupato la scuola, per far capire ai nostri politici che siamo contro la riforma Gelmini e che siamo stanchi dei continui e ripetuti attacchi alla scuola pubblica". "Questo governo deve capire che la scuola non è una spesa per lo Stato, ma un investimento, e che per noi giovani è il punto di partenza per un futuro all’insegna del lavoro, della legalità e soprattutto della dignità!
In questo quadro di regressione economica e sociale, la questione giovanile non deve essere una semplice questione generazionale. Essere giovani, in Italia significa trovarsi in una condizione di particolare esposizione all’attacco delle politiche neoliberiste, che producono incertezza, precarietà, mercificazione di tutti gli aspetti della vita dei giovani. Per questo, all’interno dei movimenti, noi giovani, esprimiamo il totale rifiuto dei guasti prodotti dal governo di destra, siamo portatori di una critica radicale nei confronti di un modello di società intollerabile.

Le occupazioni, le manifestazioni di queste ore, raccontano che noi studenti, assieme ai lavoratori, i precari, i genitori, non vogliamo restare a guardare lo smantellamento della scuola pubblica e con forza rivendichiamo il diritto al sapere e alla cultura come patrimonio universale.

Punti di rivendicazione:

Risorse da investire sulla Scuola Pubblica

Autonomia scolastica ed offerta formativa.

- L’autonomia scolastica deve essere potenziata, rendendo possibile un percorso di riqualificazione e aggiornamento dell’offerta formativa. Per questo è necessario ripristinare i finanziamenti destinati al funzionamento didattico amministrativo, che negli ultimi anni ha subito un taglio per 200 milioni. Vanno riportati alla quota del 2001 anche i finanziamenti per la legge 440/97 sull’offerta formativa. In totale servono 300 milioni da mettere a disposizione nelle scuole.

Diritto allo studio, funzionamento didattico.
- Si propone di finanziare il Fondo per il diritto allo studio di 632 milioni di euro. L'attuale ripartizione regionale è incapace di garantire il diritto costituzionale ed inalienabile allo studio, serve un finanziamento straordinario che può essere benissimo costruito dalle detrazione dei cospicui finanziamenti alle scuole private. Chiediamo l’istituzione di un fondo nazionale per il diritto allo studio che preveda l’introduzione del comodato d’uso dei libri di testo, agevolazioni sui trasporti e abolizione di qualsiasi tassa per l’iscrizione ai percorsi scolastici.
Proponiamo l’abbattimento dell’IVA sui consumi culturali. Proponiamo la messa in campo delle risorse sulla carta “Io Studio” necessarie per la realizzazione di misure aggiuntive per garantire agli studenti l’accesso a tutto ciò che costituisce educazione non formale.

Fondo per l'innalzamento dell'obbligo di istruzione a 16 anni
- Proponiamo l’istituzione di un fondo di almeno di 300 milioni di euro che devono servire a garantire il rispetto dell’innalzamento dell’obbligatorietà scolastica. Questi fondi devono servire a garantire i costi dei libri di testo e altre spese legate al pieno rispetto del diritto allo studio. Altrimenti l’innalzamento dell’obbligatorietà a 16 anni rischia di essere un fallimento. Proponiamo di portare i fondi per i per i progetti studenteschi del d.p.r. 567 ad una quota pari almeno a 9 euro per studente trasferiti dallo Stato alle scuole

Open source nelle scuole
- Riteniamo necessaria la disdetta/decorrenza dei contratti per le licenze con la microsoft corporation, promuovendo l’installazione del software libero nella PA (pubblica amministrazione) partendo dalle scuole, per ammortizzare la spesa della pubblica amministrazione con possibilità di reinvestire le stesse risorse in politiche per l’accesso ai saperi.

Se veramente il problema fosse la mancanza di soldi nell’immediato, basterebbe fare scelte politiche diverse da quelle operate sinora. Come:
1.Riduzione delle spese militari;
2.Lotta all’evasione fiscale (ben oltre i cento miliardi di euro l’anno, sottratti alla finanza pubblica);
3.Tassazione progressiva dei grandi patrimoni, delle operazioni finanziarie;
4.Tassazione delle speculazioni finanziarie.

Tutte le risorse recuperate rinvestirle nella scuola, università e per innovazione e ricerca. Investimenti costanti e mirati nel tempo, al fine di eliminare le disparità di accesso delle persone e al fine di garantire a tutti i cittadini i diritti di cittadinanza attraverso l’istruzione".

Gli studenti del Liceo!

Seguiranno aggiornamenti...

martedì 23 novembre 2010

23 Novembre 1980, per non dimenticare


Il 23 Novembre 1980, alle ore 19:34, si verificò ciò che viene definito il terremoto dell'Irpinia, un sisma di magnitudo 6,5 della scala Richter che durò circa 90 secondi e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Ebbe come epicentro i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania, causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.

Una tragedia immane, che fu subito evidente agli occhi dei soccorritori che partirono nella notte alla volta dei paesini sconosciuti dell'Irpinia. Solo a Roma non capirono.
Il titolo del Mattino "FATE PRESTO" era un urlo dalle macerie che rituonò nelle case del mondo intero.
I soccorritori diventarono circa 8000 e veramente provenivano da tutte le zone d'Italia.
Li chiamarono: Angeli del terremoto.
Inoltre, molti Paesi stranieri, si mobilitarono ad inviare fondi consistenti per aiutare l'Irpinia.

Le istituzioni tardarono parecchio per darsi fare negli aiuti e possiamo racchiudere ciò in una frase di Sandro Pertini, al ritorno da un viaggio dall'Irpinia: "Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi ."

Il dopo sisma fu molto deludente per come fu affrontato dalle istituzioni e anche in questo caso possiamo racchiudere il tutto in una frase, stavolta di Indro Montanelli, che disse: "L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie."


I giovani dell'UdS Cervinara vogliono rendere omaggio alle vittime di quella tragedia e vogliono far conoscere appunto ai giovani odierni un evento che non scomparirà mai più dall'animo e dai pensieri dell'Irpinia intera.

sabato 6 novembre 2010

Contratto precario? Hai 60 giorni per far valere i tuoi diritti

La settimana scorsa in via definitiva alla Camera dei deputati è stato votato il “collegato lavoro”. Una norma contenuta in questa legge è fondamentale per la vita di centinaia di migliaia di lavoratori precari. Fino all’entrata in vigore del “collegato lavoro” era possibile impugnare in giudizio i contratti di lavoro precario di qualunque tipo (a termine, a progetto, interinale) che presentassero illegittimità formali e sostanziali e chiederne, in qualunque momento (anche dopo la decadenza del contratto), la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Oggi, invece, con l’approvazione del “collegato lavoro”, il lavoratore che volesse impugnare in giudizio il suo contratto può farlo soltanto entro 60 giorni dalla sua scadenza. La cosa ancora peggiore è che tale norma vale retroattivamente per tutti i contratti precari illegittimi e irregolari, poiché impone a tutti di ricorrere entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Passato questo termine, tutti i contratti precari illegittimi non potranno più essere impugnati e le centinaia di migliaia di lavoratori che avevano diritto, secondo la legge, di vedere trasformato il proprio vecchio contratto precario illegittimo in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato rimarranno esclusi.
Sappiamo bene, chiunque abbia avuto un contratto precario, la speranza di essere richiamati (e dunque la necessità di non guastare il rapporto di lavoro con il proprio datore) sconsiglia di ricorrere alle vie legali, anche in caso di palesi (e diffusissime) irregolarità e illegittimità.
Questo esecutivo, ancora una volta, nasconde la norma che potenzialmente potrebbe cambiare la vita di un’intera generazione, in una legge di cui nessuno parla. Come organizzazione nazionale stiamo, costruiremo una campagna nazionale, con lo scopo che diventi oggetto della discussione pubblica del Paese e una rete di supporto legale.
Nei prossimi due mesi, due sono le cose che faremo:
raccogliere tutte le richieste d’impugnazione delle centinaia di uomini, donne, ragazze, ragazzi che hanno alle spalle un’esperienza di lavoro precario;
metteremo a disposizione la competenza dei nostri avvocati per compilarle tecnicamente (circa il 90% dei contratti precari è illegittimo).

martedì 2 novembre 2010

Un 4 novembre antimilitarista - FESTEGGIAMO LA PACE NON LA GUERRA


Riportiamo la nota del PRC/Gc di Cervinara:

"Pochi anni fa le piazze si riempivano per dire NO alle guerre di aggressione e ai suoi sponsor, inchiodando alle proprie responsabilità governi di diversa posizione politica. A vedere l’Italia di oggi sembra siano passati anni luce da quelle grandi mobilitazioni. Una rimozione collettiva di tale portata troverebbe giustificazione in un’effettiva diminuzione dei pericoli di conflitto nel mondo, quantomeno nell’area geografica prossima al nostro paese. Potrebbe essere giustificata da una diminuzione dei processi di militarizzazione dei territori e della vita sociale e culturale interna.
La società, invece, nel suo complesso sta subendo un processo di militarizzazione che arriva, con il protocollo La Russa – Gelmini per i corsi paramilitari nelle scuole, a investire direttamente la formazione delle future generazioni. Crescono le basi di Camp Darby e s’ipotizza di costruire il più grande Hub militare d’Italia nel limitrofo aeroporto di Pisa, continuano i lavori di potenziamento di Sigonella e delle basi radar a Niscemi, si potenzia la produzione dei F35 a Cameri (Novara). Territori che cambiano di segno, divenendo nei fatti grandi aree a stretta sorveglianza militare.
È urgente che tutte le realtà sociali, culturali, sindacali e politiche devono muoversi e sostenere il NO ALLA GUERRA, ALLE SPESE MILITARI, ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ E DELLA CULTURA.
Il 4 novembre 1918, l’Italia uscì “vittoriosa” dalla Prima Guerra Mondiale, ogni anno è celebrata in tutte le città d’Italia come la Giornata delle Forze Armate.
Come organizzazione giovanile, chiediamo come si possa festeggiare e celebrare ancora la vittoria di una guerra. Per noi quella è solo una giornata di lutto profondo che ci deve far riflettere sulla brutalità delle guerre: circa 650.000 gli italiani che morirono e milioni i feriti e i mutilati. Migliaia e migliaia di proletari, giovani e padri di famiglia mandati al macello, costretti a diventare eroi in una guerra che non accettavano; mentre chi osava disertare era torturato e fucilato. Una guerra svolta solamente per gli interessi e gli affari del capitalismo, dei grandi industriali e per i “capricci” dei re e dei vari politici corrotti. Una guerra che spianò la strada al fascismo e al nazismo.
Oggi il ricordo di questo massacro è bipartisan, centro-destra e centro-“sinistra” si uniscono nella retorica militarista e della guerra giusta ricordando quegli avvenimenti, riabilitandoli, per meglio giustificare le guerre imperialiste che da guerrafondai quali sono, sostengono, votano e rifinanziata in parlamento.
L’occupazione militare e la guerra imperialista in Afghanistan e in Medio Oriente ricordano la Grande Guerra, a cominciare dall’essere mossa essenzialmente per motivi economici."

mercoledì 20 ottobre 2010

29 e 30 ottobre in piazza. Nell'ignoranza la sottomissione, nella conoscenza la ribellione


Dopo i cortei dell'8 e del 16 Ottobre gli studenti torneranno in piazza il 29 sui territori e il 30 Ottobre a Napoli, a sostegno dei precari della scuola che hanno indetto per il 30 Ottobre una manifestazione nazionale a Napoli. Per questo in tantissime città italiane saremo in piazza il 29 Ottobre invitando gli studenti universitari, i ricercatori precari e strutturati ad unirsi a noi per costruire una mobilitazione coordinata del mondo della conoscenza contro la precarietà e le politiche di questo Governo. E' necessario che la data del 30 Ottobre a Napoli si moltiplichi il 29 anche sui territori per continuare le mobilitazioni di queste settimane contro il Ministro Gelmini. Scendiamo quindi in piazza il 29 Ottobre per portare un forte dato di continuità con la manifestazione nazionale del 30 Ottobre dei precari della scuola, per una battaglia che riqualifichi la scuola e distruggere la precarietà e per generalizzare la protesta a tutto il mondo della conoscenza in mobilitazione.

mercoledì 6 ottobre 2010

8 e 16 Ottobre - Cambiare Ora

OPERAI - STUDENTI: UNITI SI VINCE




8 Ottobre - Giornata Nazionale di Mobilitazione Studentesca

16 Ottobre - Manifestazione Nazionale a Roma promossa dalla FIOM

venerdì 1 ottobre 2010

Cambiare, Ora! Mobilitazione Nazionale Studentesco - 8 Ottobre 2010 - VideoSpot

Il prossimo 8 ottobre saremo in piazza contro le politiche del Ministro Gelmini e per costruire l'AltraRiforma della scuola dal basso. Lanciamo questo appello a tutte le realtà studentesche e del mondo della scuola affinchè si costruisca una grande mobilitazione permanente per costruire la scuola del futuro.

Cambiare ora è necessario, perchè chi apre una scuola chiude una prigione. Liberi tutti!

CHI APRE UNA SCUOLA, CHIUDE UNA PRIGIONE. LIBERIAMOCI!

8 OTTOBRE - MOBILITAZIONE NAZIONALE STUDENTESCA



Ecco il link del VideoSpot:
http://http://www.youtube.com/watch?v=UK5s9mH2DUk